1408 - poster

____________________________________________________________________________________ Lo scrittore Mike Enslin “butta via” la sua arte scrivendo libri del tipo “10 notti nei cimiteri più infestati d’America” o “10 notti nelle case più infestate d’America” e così via, non credendo a nulla di ciò che scrive essendo fortemente scettico.
Le sue convinzioni vacilleranno non appena metterà piede nella famigerata stanza 1408 del Dolphin Hotel di New York, teatro di decine di morti molto misteriose e altri strani incidenti.

So già che qualcuno mi ucciderà per quello che sto dicendo (forse Serse sarà il primo non appena si riprenderà dall’influenza):
a me questo film non è piaciuto.
E lo dico con molto rammarico, perché era uno di quei film che avevo atteso e pregustato.
Ho letto a suo tempo il racconto omonimo di Stephen King (contenuto nella raccolta “Tutto è fatidico”) e l’ho ripreso qualche giorno fa proprio in attesa della visione. E’ semplicemente magnifico.

Chiariamo un punto, non sto dicendo che il film faccia proprio schifo. Tant’è che la visione scorre comunque molto tranquilla, magari a tratti un po’ lento, ma alla fine si lascia guardare, regalando anche momenti molto emozionanti (la scena alla finestra con il doppio di Enslin è da applausi). Semplicemente, secondo me non riesce a rappresentare pienamente quell’aura di terrore e angoscia che pervade il racconto (chi lo ha letto sa a cosa mi riferisco).
A mio avviso il momento migliore del film resta il dialogo tra Cusack-Enslin e Jackson-Olin (con un Samuel L. Jacson veramente superlativo) che rappresenta, forse, meglio di tutte le altre scene ciò che King aveva in mente riguardo la stanza 1408.
Stanza che nel film viene definita come “stanza del male”, quel tipo di male che ti colpisce da dentro, che sfrutta il tuo dolore contro te stesso, facendotelo rivivere (ad esempio la scena dell’abbraccio con la figlia) e facendoti rivivere il dolore di coloro che dentro quella stanza ci si sono uccisi (le apparizioni dei precedenti inquilini sono però tutto fuorché terifficanti).

Secondo me è mancata, rispetto al racconto, soprattutto la scena finale, che mentre nel libro è essa stessa raccapricciante e funge da scena madre (Enslin da fuoco alla propria camicia, peccato che l’avesse ancora addosso ;-)), nel film non riesce ad essere allo stesso tempo tragica e liberatoria, risultando solamente un epilogo, comunque dignitoso, dell’intera sequenza nella stanza 1408.
Va detto che nel film la scena che chiude la storia è un’altra e , anche se a mio avviso leggermente scontata, non è proprio malaccio, lasciando però un po’ di amaro in bocca per ciò che il film sarebbe potuto essere, ma non è stato.

Le Frasi

Olin: “Bere le piace?”
Enslin: “E’ ovvio, le ho detto che sono uno scrittore”

Mike Enslin: “Quante persone hanno dormito in quel letto prima di te? Quante di loro erano malate? Quante di loro sono impazzite? Quante di loro sono morte?”